La Micóoula, il pane natalizio della montagna.

La base di quella che era la vita rurale di un tempo, come ogni anno in questo periodo, arriva sulle tavole degli honois, con il pane che più li rappresenta e che attraverso la sua preparazione e il suo sapore, li riporta alle origini, ricalcando la loro identità.

La Micóoula, il prodotto tipico che si gusta nelle feste natalizie, non è semplicemente un pane di segale e frumento, arricchito con ingredienti tipici del territorio di Hône(Valle d’Aosta), ma è una mentalità, una tradizione, che si perde nelle pieghe sgualcite del tempo, quando il cibo a disposizione, veniva dato solo dalla terra, quando un forno acceso creava convivialità e amicizia.

La Festa della Micóoula a Hône

Arrivata alla sua 26esima edizione, la Festa della Micóoula è tornata a rallegrare Piazza Gossweiler, per far rivivere ancora una volta quel tipo di socialità e quel “mangiare”, che scalda il cuore. La festa è iniziata il 7 dicembre con l’accensione delle luminarie e si è conclusa domenica 11 dicembre.

Nel mezzo ci sono state cene e apericene a chilometro zero, musica e circa mille infornate, messe in vendita ai visitatori e ai fans di questo pane delizioso nel giorno dell’Immacolata, oltre alle due del 4 dicembre nella Maison du bon grain: “infornate dimostrative”, come riferisce Michel dell’associazione Amis de la Micóoula, nata nel 2008 da un gruppo di giovani del territorio“per mantenere la tradizione, con la coltivazione e la trasformazione delle materie prime.”

Il racconto della bisnonna Marialuisa

Se da una parte ci sono i giovani a voler rivivere i tempi che furono, attraverso il cibo di una volta, dall’altra ci sono i nonni, che quei tempi li hanno vissuti davvero, come Marialuisa Priod, 90 anni compiuti proprio il 7 dicembre scorso.
Marialuisa lo sa bene cosa vuol dire, perché lei la Micóoula, la prepara da quando era una bambina e cioè quando i villaggi limitrofi erano abitati dalle famiglie che avevano i pascoli e lavoravano con tanta fatica quei fazzoletti non proprio pianeggianti.

” Da tantissimi anni che faccio il pane. Ho iniziato da piccola quando in frazione Valleilles a Hône avevamo il forno: mio nonno aveva il forno e allora figurati quanto pane!” – Esordisce accogliendo con un grande sorriso quei ricordi della sua infanzia. Ogni frazione di Hône aveva un forno, i cosiddetti forni comunitari. “A Courtil per esempio facevamo tanto pane. Andavamo a Pontboset a macinare e poi su per Courtil, dove abitavamo. La sera ci riunivamo a giocare a carte, ma si faceva anche un giro di letame. Prima di sederci, ci facevano andare anche lontano con un giro, poi si arrivava e si mangiava quello che si aveva, rape o patate.”

Courtil, situato a 1245 m. slm, è uno dei due maggiori nuclei del comune di Hône, affacciato sul versante opposto, rivolto a sud. Nel Medioevo era un insediamento autonomo e ai tempi della giovinezza di Marialuisa accoglieva 40 famiglie. Oggi è pressoché disabitato, ma per la sua bellezza, è diventata meta turistica.

Qui i prati erano seminati tutti a segala e frumento:” Quanta segale che c’era!” Ricorda l’anziana, oggi bisnonna – “A me non piaceva tanto il frumento perché era difficile da pulire, si batteva. Il pane si faceva con quel frumento e con quella segale seminata lassù. Poi si impastava nella stalla accanto al forno per motivi di spazio e anche per tenere l’impasto al caldo.”

Il pane delle feste natalizie

La famiglia della signora Priod faceva mille pani all’anno, quasi sempre nel periodo di Natale. “Si facevano almeno 3 o 4 infornate e più erano in famiglia, più se ne facevano.” Del resto, come ricorda Marialuisa, il Natale era il periodo in cui gli uomini avevano più tempo, visto che non erano occupati con gli altri lavori e la Micóoula allora, diventava la protagonista delle tavole. Proprio perché, a differenza del comune pane nero, di cui l’impasto è la base, questo tipico pane, festeggiato da almeno 26 anni nel comune della bassa Valle d’Aosta ogni 8 dicembre, è arricchito con castagne, uvetta, fichi secchi e noci.

“Ogni famiglia utilizzava gli ingredienti che aveva: chi aveva i castagni metteva le castagne, chi aveva i noci metteva le noci, l’uva la lasciavano appassire su dei pergolati.” Puntualizza Marialuisa che ritorna a quei giorni di festa, quando bastava poco per far contenti i più piccoli: “Con l’impasto si faceva la bambolina per le bambine e il galletto per i bambini.” Lei fa il pane tutte le settimane e spesso fa anche la Micóoula: “Aspetto che si seccano le castagne poi le metto a bagno il giorno prima, ma attenzione: non si butta via l’acqua” Avverte, prima di aggiungere: “Quindi non se ne mette tanta, solo quella da inumidirle così le castagne cuociono bene. Poi ognuno mette gli ingredienti che vuole. A me per esempio piace solo con le castagne e le noci.”

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