Stefano Unterthiner, quel “mondo diverso”, che arriva dall’Artico

Il fotografo naturalista Stefano Unterthiner, racconta la sua permanenza nell’Artico, durata circa un anno, assieme a sua moglie e ai suoi bambini, attraverso un libro fotografico, presentato al Forte di Bard.

È proprio un “Mondo diverso”, quello che ha vissuto per circa un anno il fotografo naturalista Stefano Unterthiner nell’arcipelago delle Svalbard, insieme alla moglie, la divulgatrice scientifica Stéphanie Françoise e ai suoi due bambini. Ed è anche il titolo del suo libro, (Ylaios, 2021), presentato sabato 9 aprile, nella sala Archi candidi del Forte di Bard.

Si tratta di un volume ricco di foto e di testimonianze, che riassume il progetto “Una famiglia nell’Artico”, che il celebre fotografo valdostano, ha lanciato 3 anni fa, per documentare il cambiamento climatico in atto, nelle aree del Circolo Polare. In concomitanza, alla mostra Wildlife Photographer of the Year 2021, che ha visto ancora una volta Unterthiner tra i premiati con lo scatto “Head to head” che mostra due renne in lotta per il controllo di un harem, nella giornata di ieri, sono accorse oltre 100 persone, occupando tutti i posti disponibili, per ascoltare la straordinaria avventura, ricca di emozioni, del collaboratore del National Geographic. “Il cambiamento climatico lo si percepisce ovunque, se si sa guardare, se si sanno leggere i dati. Ma in Artico ce ne siamo accorti subito e li abbiamo percepiti in maniera drammatica.” Racconta Unterthiner ad una platea molto interessata.

Il progetto di Stefano Unterthiner subisce un cambiamento improvviso

Secondo un grafico presentato dal fotografo, documento della Nasa, nell’arco di 4 milioni di anni, la quantità di Co2 non è mai stata così alta. “Nell’Artico in generale, le temperature sono oltre i 5 gradi. Però in tutta la Terra, negli ultimi 10 anni, le temperature più elevate di sempre, sono tra il 2010 e il 2020. E non escludiamo il 2022.” Specifica Stefano Unterthiner. Dopo un primo viaggio, che ha effettuato per “tastare il terreno”, Stefano Unterthiner è ritornato nell’arcipelago delle Svalbard alla fine del 2019, non prima di aver organizzato tutto nel dettaglio, come la logistica e l’ottenimento di un partner, quale il Corriere della Sera, che ha dedicato a lui e alla sua famiglia la copertina di Sette, per mettere finalmente in pratica il suo progetto. “Abbiamo voluto dare il nostro contributo, per parlare di cambiamento climatico. L’abbiamo fatto un po ‘attraverso le pagine del Corriere e del settimanale, ma soprattutto attraverso le interviste, per ottenere visibilità e far passare il messaggio.”

Dall’oggi e al domani però, Stefano e la sua famiglia, dopo aver avviato un programma eccezionale, in particolare con il Muse e con le Università, si sono trovati da soli nell’Artico. La pandemia scoppiata a marzo 2020 infatti, modifica fortemente il progetto perché le Svalbard, furono di fatto chiuse, sia al turismo che agli studenti universitari. “Di tutto il progetto che io avevo messo in piedi per poter vivere e documentare quelle aree, che altrimenti sarebbe stato molto difficile poter fare, non c’era più nulla. Il mio sogno di scoprire quei luoghi ha rischiato di infrangersi.” Fa sapere il fotografo.

La rinascita: prende vita il libro del mondo diverso

Per Stefano e la sua famiglia si apre però, uno scenario diverso, ma non di certo meno interessante. A causa dell’isolamento, prende vita un susseguirsi di giornate “autentiche”, scandite dal solo trascorrere del tempo e dalla Natura. “Mi sono reso conto che, al di là del messaggio che avevamo trasmesso, in realtà il vero motivo che mi aveva spinto lassù, e che Stephanie aveva ben compreso, era quello di raccontare il mio Artico. Così come ho raccontato altri luoghi che ho avuto la fortuna di visitare.” Afferma Unterthiner. La felicità del fotografo quindi si concretizza nel dedicare tutto se stesso, alla realizzazione del libro, un diario di campo suddiviso in stagioni. Le Svalbard, lui e sua moglie, le hanno viste nella loro essenza. Al posto del turismo, che in quelle aree selvagge è comunque presente, rimasero solo la gente del posto, gli animali di quei luoghi e loro.

In questo modo il fotografo ha avuto una visione privilegiata in tutte le sue spedizioni, tradotte in racconti fotografici, dalla bellezza incommensurabile, da togliere il fiato. Il fotografo dunque comincia ad assistere alla vita degli animali selvatici, che con tanta difficoltà cercano di sopravvivere in quelle zone. Volpi, pernici, renne e il grande temuto orso si dividono quelle distese immense, dove procacciare il cibo è difficile. Unterthiner è affascinato da questi animali: a volte li cerca, a volte li trova per caso. Soprattutto le renne, che sono le protagoniste dello scatto vincitore del Wildlife Photographer of the Year 2021. È un mondo diverso l’Artico, martoriato dall’evoluzione geologica: non c’è quasi vegetazione, le temperature sono estreme – anche 45 sotto lo zero – , zone che subiscono il cambiamento delle stagioni in maniera rapida e improvvisa. “Non avevo mai visto il mare fumare” confida, riferendosi alle cosiddette “frittelle di ghiaccio” che si formano quando il mare arriva a quel punto tanto gelido, da trasformarsi, da liquido in “solido”.

Alla disperata ricerca dell’orso

Subentra ad un certo punto quella smaniosa volontà, di trovare l’orso. Per un certo periodo Stefano esce di casa alla sua disperata ricerca. Con il suo obiettivo, vuole catturare lui, l’orso bianco polare, che lì è temutissimo dall’uomo. Trovarlo non è facile, anche se si dice, per ragioni turistiche, che ce ne siano tanti, addirittura più degli uomini. In realtà gli orsi lungo le coste delle Svalbard sono circa 300, tenendo conto che girano comunque in spazi immensi.

Il tempo quindi per Stefano e Stéphanie e i loro bambini, trascorre lentamente, mutando colore: ci sono quelli del buio “perenne”, durante i quali “si ha la sensazione di vivere in cantina.” Difficili, claustrofobici. Poi il ritorno della luce, che scopre, con calma, tutto quello che c’è intorno: la meraviglia della natura selvaggia e dei suoi abitanti.

E arriva finalmente l’incontro con l’orso. “L’ho sognato per settimane. Volevo per il mio libro, almeno una foto dell’orso d’inverno.” sottolinea “Le mie spedizioni invernali non sono partite e poi non potevo uscire con la mia motoslitta oltre certi limiti, perché diventava davvero pericoloso. Sono sempre andato da solo. Avevo voglia di trovarlo e paura di trovarlo. Però sempre.. un desiderio. Ricordo quel pomeriggio che non volevo uscire, ma alla fine decisi di farlo. Sono salito su una montagnetta per fotografare i disgeli sul mare. Prima di abbassare lo sguardo, nell’orizzonte ho visto un puntino minuscolo. Era lui. Il cuore mi batte forte. In lontananza vedevo l’orso che si muoveva sul ghiaccio marino. ”

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