Gli ucraini hanno avuto Nestor Machno

Mentre il mondo occidentale fa la standing ovation al presidente dell’Ucraina, l’ex comico, Volodymyr Zelensky, la storia riporta alla memoria altri tempi e altri contesti, in cui però spicca fortemente la riconosciuta e formidabile resistenza del popolo ucraino. Popolo che può andare fiero di uomo, di nome Nestor Machno, l’anarchico che ai tempi della rivoluzione russa, non si schierò né da una parte (gli austro-tedeschi), né dall’altra (i russi bianchi), nemmeno con i bolscevichi. Questo piccolo grande uomo (era alto appena 1,65 metri), nato a Guliai Pole, il 7 novembre 1889, da una famiglia povera, è uno dei rivoluzionari più interessanti del Novecento e fu a capo della resistenza ucraina che risvegliò nei contadini e negli operai, un desiderio libertario contro tutte “le forme di oppressione, di violenza e di menzogna, qualunque fosse la loro origine”: questi erano i machnovisti.

Machno non era un bandito (fine a se stesso)

Nel 1908 Nestor Machno proprio per le sue idee politiche, fu condannato prima a morte e poi all’ergastolo dalle autorità zariste. In prigione ebbe modo di conoscere l’anarchico Pëtr Aršinov, che lo aiutò ad approfondire la sua cultura e a maturare le convinzioni anarchiche. Quando scoppiò la rivoluzione, nel 1917, fu liberato e tornato a Guliai Pole, fece una delle pagine più passionali e più vive della storia dell’Ucraina. Machno in breve tempo diventò un personaggio, una sorta di mito, amato da tutti, adulti, anziani e bambini, anche se successivamente i vincitori hanno cercato di infangarne il nome. Il movimento infatti crebbe enormemente e conseguì numerose e importanti vittorie, ma fu infine sconfitto dall‘Armata Rossa. “Mia mamma raccontava che non era un bandito, come è stato definito. Non uccideva mai nessuno senza motivo. E’ stato lui ad organizzare per primo una comune a Guliai Pole. Portava via ai ricchi vacche e cavalli per la comune, e i poveri che non avevano niente andavano là. La comune non è durata a lungo, c’era la rivoluzione…”( Testimonianza presa dal documentario “Nestor Machno e la rivoluzione anarchica in Ucraina – Hélèn Chatelain”).

Ucraina, la prima nazione anarchica della storia.

Machno a Guliai Pole si dedicò alla riorganizzazione delle masse contadine, con i contadini stessi, circoscritti primi nelle Unioni Contadine e poi in Soviet (Consiglio) che si rifiutarono di versare le rendite ai latifondisti.

“La terra ai contadini, la terra è di chi la coltiva.”

Contemporaneamente Nestor Machno si unì alle lotte operaie, dando vita agli scioperi e ad altre iniziative. Questa piccola cittadina sud-orientale dell’Ucraina, si trasformò nella capitale del Territorio Libero, la prima nazione anarchica della storia.

“La libertà dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. Tocca ai contadini e agli operai stessi agire, organizzarsi, intendersi fra di loro, in tutti i campi della loro vita, come essi stessi ritengono e desiderano […]. I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio […]. Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli.”

Il colloquio tra Lenin e Machno.

I machnovisti cominciarono ad essere scomodi per le autorità centrali e loro, percependolo, decisero a loro volta di creare un Comitato di salvezza della Rivoluzione, che mise in atto il disarmo di tutti i potenziali nemici, andando avanti nel frattempo con la politica di collettivizzazione delle attività produttive. Le cose diventarono più difficili quando, a seguito del trattato di Brest-Litovsk firmato da Lenin che cedeva anche parte del territorio dell’Ucraina, sopraggiunse l’invasione del Paese delle truppe austro-germaniche. Gli anarchici crearono un esercito di liberazione mentre Machno e una delegazione andarono nella Russia bolscevica, provando a riaprire i collegamenti e ricevere aiuto dai compagni anarchici, purtroppo invano. Leggendario è il colloquio tra Lenin e Machno.

“Lenin mi accolse paternamente, mi fece sedere. Cominciò a interrogarmi con il suo tono da organizzatore nel modo più preciso. La domanda su come i contadini accoglievano la parola d’ordine “tutto il potere ai soviet” me la fece tre volte. Gli risposi che per i contadini ciò voleva dire che il potere doveva allinearsi alla coscienza e alla volontà stessa dei contadini. Lenin mi rispose allora: il fatto è che i vostri contadini sono contaminati dall’anarchia. È un male? gli risposi. Lenin mi chiese poi dei distaccamenti rossi, della loro lotta eroica contro l’occupante, della mancanza di sostegno dei contadini. Temo, compagno Lenin, che siate male informato, risposi. I vostri gruppi restano lontani dalle strade e non combattono nelle campagne, come potete pensare che i villaggi vi sostengano? Non li vedono mai. Lui si mise a ridere: voi anarchici scrivete e pensate al futuro, siete incapaci di pensare al presente. Risposi che ero un contadino illetterato, che mi era difficile discutere su una questione così importante, ma posso dirvi, compagno Lenin, che in Ucraina, nella Russia del Sud, come dite voi Bolscevichi, noi siamo immersi nel presente ed è attraverso di esso che noi cerchiamo di avvicinarci al futuro, al quale, è vero, noi pensiamo. E noi pensiamo molto seriamente“.

L’esilio e la morte a Parigi

Ritornato in Ucraina, Machno scoprì che due suoi fratelli erano stati uccisi dagli occupanti tedeschi. Fu poi trovato in possesso di materiale propagandistico e fu arrestato dagli austro-tedeschi. Venne liberato grazie al pagamento di una cauzione d’importo rilevante raccolta dai suoi compagni.

Esiliato a Parigi, morì nel 1934, a causa di una tubercolosi. Nella capitale francese, riposano le sue ceneri, precisamente nel cimitero di Père-Lachaise.

Jake and the Infernal Machine presentano la storia del rivoluzionario ucraino che è stato interrotto dal famigerato assassino di Leon Trotsky.

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