La straordinaria storia di Vivian Maier, la fotografa “street” bambinaia

In questi giorni a Torino, fino al 26 giugno, presso i Musei Reali, c’è la mostra inedita di Vivian Maier, con oltre 250 scatti.

È stata paragonata a Emily Dickinson perché Vivian Maier è una di quelle artiste rare, che il mondo non ha avuto la fortuna di conoscere mentre era in vita, ma solo dopo la morte. Nel suo caso due anni prima della sua scomparsa avvenuta nel 2009.

Nata a New York il 1º febbraio 1926 Vivian Maier è ormai considerata un esponente di spicco della street photography grazie a John Maloof, giovane figlio di un rigattiere, che in un certo senso l’ha scoperta, per puro caso.

La storia di Vivian Maier

La storia di Vivian Maier infatti sembra appartenere alla trama di un romanzo, così come la sua intera vita, caratterizzata dal genio e dalla povertà, connubio che spesso, comporta fatica e oblio, ma che quando emerge, esplode in tutta la sua forza, catturando il cuore di chi ne viene a conoscenza. E nel suo caso anche di chi vede e osserva. Si, perché l’anima di Vivien viene raccontata attraverso gli scatti che lei stessa ha fatto nell’America del Novecento, usando una macchina fotografica Rolleiflex e un apparecchio Leica IIIcs, sulle strade, tra la gente comune, tra i reietti.

Maloof nel 2007 stava lavorando ad un progetto su Chicago e aveva bisogno di materiale iconografico. Decise dunque di acquistare in blocco, per 380 dollari, ad un’asta, il contenuto di un box pieno degli oggetti più diversi, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare l’affitto. Tra i vari oggetti rinvenuti nel box, oltre a cianfrusaglie vari, cappelli o vestiti, Maloof trova una cassetta con all’interno centinaia di negativi e rullini mai sviluppati. Ben presto scoprirà di avere tra le mani qualcosa di sorprendente.

Il successo nel web

Maloof stampa le prime foto e le pubblica su Flickr, storica piattaforma arrivata molto prima di Facebook. In breve tempo le foto pubblicate trovano l’interesse della community che lo invogliano ad andare a fondo e a cercare l’autrice di quelle immagini.

Scopre così che le foto appartenevano ad un’ex bambinaia di Chicago, che durante le vacanze amava immortalare i momenti della vita quotidiana delle persone della sua città, ma anche New York e Los Angeles. La maggior parte delle foto sono street o autoritratti. La Maier infatti amava farsi autoritratti senza guardare l’obiettivo, agevolandosi dai riflessi degli specchi o delle vetrine.

La vita

Vivian Maier era figlia di un statunitense, nato in una famiglia di emigranti austriaca e di una francese. Era la secondogenita: aveva un fratello più grande nato nel 1920. Quando i suoi si separarono, lei fu affidata alla madre che andò a vivere da un’amica nel Bronx, sua connazionale, Jeanne Bertrand. Quest’ultima era già una fotografa professionista e trasmise a Vivian, la passione per la fotografia. E anche a sua madre.

Mamma e figlia ritornano in Francia e qui Vivian vive la sua infanzia insieme ai suoi coetanei, parlando francese, fino a 12 anni. Poi sua madre decide di ritornare negli Stati Uniti e insieme prendono il transatlantico Normandie, che collegava Le Havre a New York.

Secondo le ricostruzioni la Maier tornerà molti anni dopo in Francia per mettere all’asta una casa avuta in eredità e con il ricavato della vendita, compra una fotocamera eccellente, una Rolleiflex professionale. Con quella a tracolla viaggiò nel Nordamerica, prima di prendere servizio coma bambinaia presso una famiglia di Southampton, poi si stabilì definitivamente nel 1956 a Chicago, dove continuò a fare la governante per bambini.

Bambinaia per 40 anni

All’ età di 30 anni, Vivian arrivò a Chicago, dove fu assunta dai coniugi Nancy e Avron Gensburg per accudire i loro tre ragazzi: John, Lane e Matthew. Secondo Nancy Gensburg, Vivian non amava fare la bambinaia, ma, non sapendo che altro fare, fu quello il mestiere che esercitò per quarant’anni. La fotografia però era sempre con lei. Si serviva di un bagno privato, all’interno della casa in cui lavorava, come camera oscura.

La madre Maria morì nel 1975. A quel punto Vivian, 49enne, si ritrovò sola, ma, sempre insieme alla sua macchina fotografica. Intanto continuò a guadagnarsi da vivere come bambinaia.

Vivian intraprese, da sola, per 6 mesi, tra il 1959 e il 1960, un viaggio intorno al mondo, visitando le Filippine, la Thailandia, l’India, lo Yemen, l’Egitto, l’Italia e infine la Francia con un ultimo soggiorno a Champsaur girando in bicicletta per tutto il circondario e scattando molte foto.

da Wikipedia

Con i Gensburg si creò un bel rapporto, che continuò anche dopo, quando Vivian andò a lavorare presso altre famiglie. Furono i Gensburg ( i ragazzi che accudì) a prendersi cura di lei, quando ormai anziana scivolò sul ghiaccio battendo la testa. Decisero infatti di traferirla in una casa di cura a Highland Park, ma poco dopo morì.

Vivian nella sua vita attraversò gravi difficoltà finanziarie. Ecco perché le sue cose andarono a finire nel box di un magazzino preso in affitto, che alla fine è stato messo all’asta.

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